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L’amministrazione

L’amministrazione

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Custode della suprema legge Coranica, regolatore mediante disposizioni e ordinanze dei territori a lui sottoposti, il sultano era il capo assoluto dell'Impero ottomano che fu, contrariamente a quanto accadeva negli imperi del mondo cattolico, tollerante nei confronti dei non musulmani e ben organizzato gerarchicamente. Il palazzo del sultano di Istanbul, Topkapi, ospitava il consiglio di governo (Divano), presieduto dal gran visir scelto dal sovrano ed a lui soggetto interamente, ma dal quale dipendevano tutte le scelte di tattica politica. Una serie di uffici burocratici centrali, detti della sublime porta (bâb-i-Ali), erano poi il fulcro della vita amministrativa. I dominii erano divisi in province (governate da beylerbeyi) e in distretti, retti da sanjaq beyi. Una casta di militari professionisti (sipahi) avevano la facoltà di riscuotere le imposte su determinati territori così da poter reclutare, pagandoli, un certo numero di soldati. L'armata turca poteva contare anche su un formidabile corpo di soldati scelti, votati al celibato e fedelissimi del sultano: i giannizzeri. L'obbedienza e il costante richiamo alla legge coranica (ulema) era garantito da giudici (gadi) formatisi in apposite scuole giuridico-religiose (medrese). Nell'epoca di Solimano il più grande giurista fu Ehüsünd. Si deve alla sua opera la fama di legislatore che lo stesso Solimano poté acquistare durante il suo regno.