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La rivoluzione francese e l'impero Napoleonico
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La rivoluzione francese e l'impero Napoleonico

Dalla fine del XVIII secolo l'intero mondo Occidentale è percorso e sconvolto da grandi insurrezioni sociali e rivoluzioni politiche, anche conseguenti alla diffusione delle idee scientifiche e liberali della cultura illuministica francese e alla rivoluzione delle colonie inglesi d'America. La nuova sensibilità, caratterizzata dal rifiuto dei regimi autoritari e dall'affermazione dei diritti dell'uomo, salda da un lato la reazione della Chiesa e dell'aristocrazia contro le monarchie assolute, e dall'altro la volontà di autonomia delle province e l'insurrezione contro l'oppressione delle classi popolari. In Europa orientale, i contadini russi e ungheresi si sollevano contro il loro monarca; in Europa occidentale i Belgi reagiscono contro la dominazione austriaca, le Provincie Unite contro i Prussiani; e poi i Polacchi, gli Irlandesi, i Serbi. L'esempio americano ispira le rivoluzioni più grandi, quelle dei Paesi Bassi e della Francia; ma mentre per i primi le divisioni interne tra reazionari aristocratici e progressisti borghesi e contadini impediscono al paese di resistere all'intervento straniero, la seconda procede diritta e impetuosa, pur tra sanguinosi contrasti, verso la proclamazione della Repubblica francese e verso il consolidamento dei valori liberali e riformisti che segneranno per sempre la storia delle nazioni europee.

Anche in Francia la rivoluzione è scatenata dalla reazione aristocratica contro la monarchia centralizzatrice di Luigi XVI; ma essa non è che il preludio di una rivolta popolare generalizzata. Cominciata in sordina il 5 maggio del 1789 con l'apertura degli Stati Generali - un governo di tipo parlamentare promosso dalla borghesia e composto da rappresentanti del "terzo stato", del clero e dell'aristocrazia -, la Rivoluzione francese esplode come insurrezione popolare il 14 luglio con l'assalto alle prigioni, la celebre presa della Bastiglia. Essa segna la fine del "dispotismo" monarchico e del potere feudale, e marca l'ascesa delle nuove classi borghesi.

La prima fase del periodo rivoluzionario inizia formalmente il 9 luglio dello stesso anno, con la proclamazione dell'Assemblea Nazionale Costituente, che adotta la Dichiarazione dei diritti dell'Uomo e del Cittadino e che deciderà per due anni del destino della Francia approvando numerose riforme in tutti i campi: riorganizzazione dell'amministrazione locale, della giustizia, dell'esercito, delle finanze, abolizione dei privilegi nobiliari e altre iniziative di tipo sociale e culturale. Il 1° ottobre del 1791, l'Assemblea Legislativa si sostituisce all’Assemblea Costituente, scioltasi il giorno precedente. Durante questo processo di riforme la borghesia cerca la cooperazione del re e della nobiltà liberale, ma viene ostacolata dall'organizzazione della "contro-rivoluzione", all'interno e all'esterno del paese. All'esterno: nel 1792 la Francia rivoluzionaria dichiara guerra all'Austria e alla Prussia, cominciando un periodo di conflitti militari che l'opporranno a quasi tutti i paesi europei. All'interno: i sostenitori della monarchia costituzionale si oppongono alla "sinistra" dei Giacobini e dei Cordiglieri. Il popolo riprende l'iniziativa assalendo le Tuileries e imprigionandovi la famiglia reale. Il 20 settembre, giorno della vittoria di Valmy contro i Prussiani, la Rivoluzione entra in una seconda fase: l'Assemblea lascia il posto alla Convenzione, dominata dalle personalità di Robespierre, Danton e Marat. Il 22 settembre, dopo aver abolito la monarchia, viene proclamata la Repubblica. Infine, in una situazione militare grave, circondata dai suoi nemici, la Rivoluzione attraversa una terza fase, quella detta del "Terrore", dal 5 settembre 1793 all'arresto di Robespierre, il 9 Termidoro anno II (27 luglio 1794). In questo periodo, la ghigliottina dei rivoluzionari e di Robespierre "l'incorruttibile" fa migliaia di vittime, a cominciare dal re Luigi XVI e dalla regina Maria Antonietta. La reazione contro il terrore provoca il ritorno al governo dei moderati (Direttorio del 1794); ma la corruzione del Direttorio e l'abbandono degli ideali rivoluzionari produce una crisi economica e uno scontento politico sui quali Napoleone, "salvatore della patria", potrà contare.

La reazione militare e nazionalistica della Francia rivoluzionaria contro le minacce esterne era stata all'inizio opera di Danton e dei moderati Girondini; progressivamente essa diventa la bandiera degli estremisti più democratici e più terroristi, i Giacobini. La mobilitazione di massa della nazione raccoglie un esercito di volontari entusiasta e ben organizzato. Dopo aver scacciato gli invasori, la Francia va all'attacco: il Belgio e altri territori vengono annessi, la dominazione francese si estende all'Olanda, alla Svizzera, all'Italia.

L'ascesa del futuro imperatore di Francia, Napoleone Bonaparte, è tanto fulminea quanto sono folgoranti le sue vittorie militari come generale. La prima campagna d'Italia (1796-1797), con le vittorie di Lodi, Arcole, Rivoli, poi la campagna d'Egitto nel 1798, consolidano la reputazione che il giovane generale còrso si era conquistata salvando il Direttorio dall'insurrezione dei monarchici del 1795. Dopo il colpo di stato del 1799, che mette fine al Direttorio, Bonaparte è uno dei tre consoli alla testa della Repubblica. L'anno seguente, la seconda campagna d'Italia e la vittoria di Marengo gli assicurano il predominio assoluto sulla scena politica francese. Nominato console a vita nel 1802, Napoleone riorganizza lo Stato in continuità con le istituzioni rivoluzionarie: nello spazio di qualche anno formula nuove leggi, facendo promulgare il Codice Civile, rinstaura la pace religiosa, firmando con Pio VII il concordato, crea un'amministrazione pubblica efficace, riorganizza le finanze e l'economia, e si fa proclamare imperatore.

Le sue ambizioni non finiscono qui: Napoleone aspira a fare dell'Europa il vassallo della Francia. Inizia dunque una serie ininterrotta di guerre: contro l'Austria e la Russia nel 1805, anno della vittoria di Austerlitz ma anche della disfatta ad opera della flotta inglese di Nelson a Trafalgar; contro la Russia e la Prussia nel 1806-1807, con le vittorie di Iena, Auerstädt e Friedland; contro gli Inglesi in Spagna, nel corso di una guerra estenuante che dura dal 1808 al 1813 e termina con il trionfo dei soldati di Wellington; contro l'Austria di nuovo nel 1809.

La tragica campagna di Russia nel 1812, e le disfatte decisive di Lipsia (1813) e di Waterloo (1815) annientarono il mito dell’invincibilità di Napoleone. Ma la Francia di questo periodo aveva ormai portato l’Europa a delle trasformazioni sociali e politiche incancellabili: per un verso, con la diffusione degli ideali di dignità dell'individuo, di uguaglianza e di tolleranza religiosa, incarnati dalla Rivoluzione; per altro verso, con la diffusione dei sentimenti nazionalistici e del mito della potenza imperialistica, incarnati da Napoleone.