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Avicenna

Avicenna

Avicenna

Con questo nome è conosciuto in Occidente il filosofo e scienziato persiano Abu Ali al Husayn detto Ibn Sina. Nato verso il 980 nella famiglia di un funzionario samanide di Buchara, mostrò fin dall'infanzia prodigiose capacità di apprendimento: a quattordici anni aveva superato i suoi maestri, a sedici era già un medico famoso, a diciotto padroneggiava perfettamente la ricca biblioteca di corte. La morte del padre lo costrinse a cercare lavoro nell'amministrazione statale, dove raggiunse gli altissimi gradi di ministro e consigliere, ma sperimentò anche momenti di disgrazia politica ed il carcere. La sua grandezza di pensatore e di sapiente universale non ne risultò comunque indebolita e trovò espressione in oltre centotrenta opere di filosofia, teologia, matematica, geometria, astronomia, scienze naturali, scritte nei momenti di pausa del suo lavoro, di notte, in viaggio, spesso citando le fonti a memoria. Tra di esse spiccano il Libro della guarigione, una sorta di monumentale commento al pensiero di Aristotele, attraverso le traduzioni latine del quale l'Occidente poté conoscere il filosofo greco nella sua interezza; e il Canone, singolare enciclopedia medica in cinque libri dalla quale l'Europa attinse fino al secolo XVI tutte le sue conoscenze sulla circolazione del sangue, il tessuto osseo, le malattie contagiose e la chirurgia. Avicenna morì nel 1037. Ha lasciato scritto: "Non v'è minor superficialità nello smentire quello che non è ancora evidente, che nell'assentire a quel che non è adeguatamente provato. Tienti forte alla corda dell'attesa, anche se ti turba l'ignoranza di ciò che tu senti; ma aspetta che la sua assurdità sia svelata. Buona linea di condotta è lasciar tali fatti nel dominio del possibile, finché non te ne allontani una dimostrazione solida. Ma ricordati che la natura è piena di meraviglie, che le forze attive si uniscono alle disposizioni passive per dar luogo a fatti straordinari".